Il sogno proibito di un padre

Cari lettori, preparatevi a questa storia perché non è fatta solo di piaceri carnali, ma anche di vera e propria lussuria e peccato. Questa non è uno dei tanti racconti erotici che leggerete, e’ uno quei racconti erotici incesto tra i più ricercati.
Un’altra notte naufrago di quel sogno; ancora mi sembra di sentire i nostri corpi bagnati e caldi ondeggiare l’uno nell’altro. Ogni scena di quel sogno è stampata nella mia mente, indelebile.

Quello strano pensiero

Succede da diverse settimane oramai. E’ un appuntamento fisso col mio subconscio: vuole che io affronti un desiderio che reprimo da troppo tempo, in una sorta di tête à tête proibito: un incesto. La scena si svolge sempre nello stesso modo: rientro in casa dopo aver chiuso l’officina, con ancora la tuta da lavoro addosso e vedo la sua figura nell’ombra, lì seduta al tavolo della cucina che mi guarda.

Ha uno sguardo compiaciuto, i suoi occhi mi studiano dall’alto verso il basso e si fermano sull’improvviso gonfiore emerso tra le miei gambe. Inizio a sentire una sensazione simile ad un incendio che si propaga dentro di me e la voglia di esplodere in un’onda di piacere. Percepisco il suo sguardo attaccato al mio corpo, lo brama, così come io bramo il suo. In un attimo ci ritroviamo in camera da letto, nudi, petto contro tette, l’uno nelle braccia dell’altra, come rettili in amore. Non capivo nulla, avevo i sensi completamente oscurati dall’impulso sessuale. Sapevo solo che era sbagliato, ma non mi importava.

Dalla passione ai fatti

Il letto matrimoniale è infuocato come l’inferno. Sento il sangue ribollirmi dentro e tra le gambe un’erezione, una spada in cerca di un corpo da trafiggere. Giace inerme, sotto di me, completamente piegato al mio volere; al sentire il suo corpo esile tra le mie mani sento una furia scatenarsi, come un predatore che dopo un lungo inseguimento, raggiunge finalmente la sua preda.

E così le nostre bocche si incontrano e si scontrano ripetutamente, avide, fino a diventare morsi. Inizio a sentire il sapore della sua pelle, assaggiandone il collo e il piccolo seno, mentre continuo a stringere saldamente le sue natiche tra le mani. Il suo bacino continua ad ondeggiare avanti e dietro, strusciandosi contro il mio pube, ardente di desiderio. Un’altalena del piacere, che faceva su e giù, con le gambe attaccate ai miei fianchi, e chiede, anzi, mi supplica di saziare il suo appetito.

Mentre i nostri corpi trasudano piacere, il mio membro scivola, prima delicato e poi più deciso, tra le sue cosce cercando ciecamente l’unico punto più morbido e più caldo di tutti tra le sue giovani curve. Il mio bacino si spinge sempre più verso di lei, come il martello che batte sullo scalpello perforando un blocco di marmo perfetto, facendone oggetto del suo piacere. I colpi ora sono più forti e decisi, la tengo saldamente a me: ed è finalmente lì che il mio glande bagnato trova ristoro.
La mia ragazza geme tra le miei braccia e il mio grosso membro scivola nel buco stretto, ad ogni colpo sempre di più, fino a penetrarla completamente. Il respiro diventa più affannoso, e mormora : ” oh… papà”.

La tiro sopra di me, sapendo di dovermi fermare ma non ci riesco. Lei non esita a cavalcarmi, talloni piantati nel materasso, gambe divaricate verso di me e lo prende tutto fino alle palle. Sentirla urlare di piacere mi fa sentire il suo stallone” sì papà…così….ancora, ancora ” e in quel momento entrambi esplodiamo in un fiume di caldo latte tra gemiti di piacere.
Mi sveglio di colpo. Sono madido di sudore e sperma, come se avessi vissuto realmente il sogno.

Il respiro ansimante della mia preda riecheggia ancora nelle mie orecchie, le parole cariche di desiderio e i mugolii colmi di libido. Mi sembra di ricordare ancora quell’odore, di sentire ancora i capelli tra le mani mentre le nostre bocche si incontrano in quel caldo piacere.

Mi alzo dal letto e vado a farmi una doccia, provando a non ripensare al sogno, con l’uccello ancora duro tra le gambe. Esco dal bagno con l’asciugamano legato in vita, assorto finalmente in altri pensieri e tutto ad un tratto sento esclamare: ” hey papà “.

Mi volto ed è lì, piegata con i gomiti appoggiati al tavolo della cucina. Gli rispondo sorridendo, facendo un cenno col capo. Qualcosa si smuove sotto l’asciugamano e immediatamente il bollore mi sale alle tempie.

” La mamma è fuori “.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *